Isola Vicentina

Isola e i suoi personaggi

 

PREMIO COMMUNITAS INSULARUM

 Il Premio "Communitas Insularum" è stato istituito dal Consiglio Comunale di Isola Vicentina il 7 ottobre del 1963 con la seguente motivazione:

"Vista l'opportunità di istituire un premio onde degnamente onorare i cittadini del Comune di Isola Vicentina, nei vari campi della cultura, delle arti, dell'educazione, del lavoro e delle attività sociali;

Sentito il Sindaco il quale propone di denominarlo Premio Communitas Insularum e che lo stesso ritiene debba consistere in una targa d'argento con Stemma del Comune in oro;

Ritenuto di dover stabilire il conferimento del premio nelle opportune circostanze mediante delibera consiliare ed a maggioranza assoluta di voti,..."

 


  

 Romano GUARDINI 

  

 


 

 Nato a Verona il 17 febbraio 1885 da Romano Tullo e Paola Bernardinelli entrambi appartenenti ad agiate famiglie di commercianti. L'anno seguente il  padre che opera nel commercio internazionale ed è stato nominato console onorario in Germania, si trasferisce a Magonza per dirigere la filiale della ditta di famiglia.

Italiano di nascita ma tedesco di adozione, le sue teorie, la sua visione del mondo e il suo pluridecennale impegno come docente nascono, crescono, convivono in un ambiente anche protestante.

  I genitori erano molto legati all'Italia; la madre, che proveniva dalle terre "irredente", non si era mai ben ambientata in Germania: in famiglia si parlava sempre  italiano, le vacanze si passavano nella casa dei nonni paterni a Colognola ai Colli ed in seguito nella villa di proprietà di famiglia a Isola Vicentina.

Nel 1903, terminati gli studi ginnasiali con ottimi voti si iscrisse alla facoltà di chimica dell'Università di Tubinga per poi passare, nel 1905, a quella di scienze naturali.

Nel 1906  si trasferì a Berlino dove seguì corsi di filosofia con G. Simmel e di storia dell'arte, giungendo alla consapevolezza che le precedenti scelte non corrispondevano né ai suoi interessi né alle sue capacità. In questo periodo, inoltre, si chiarì la sua vocazione sacerdotale; consultò allora un teologo di Magonza, residente a Berlino, che lo confermò ulteriormente nella sua decisione. Invece di entrare subito in seminario, chiese di poter continuare gli studi e, nell'estate del 1906, si iscrisse all'Università di Friburgo, passando, subito dopo, alla più moderna Università teologica di Tubinga. 

Nell'ottobre del 1908 entrò in seminario a Magonza e il 28 maggio 1910 ricevette l'ordinazione sacerdotale. Nell'agosto del 1911 ottiene la cittadinanza tedesca, indispensabile per l'insegnamento e comincia a svolgere i suoi primi incarichi pastorali. Nell'ottobre 1912 ne chiede l'esenzione e ottiene di poter continuare gli studi universitari a Friburgo. Si laureò nel 1915 con una dissertazione sul tema della dottrina della redenzione in Bonaventura.

 Il 1915 fu un anno molto difficile per la famiglia Guardini: l'Italia era sul punto di entrare in guerra e il padre dovette lasciare in tutta fretta la Germania per rifugiarsi in Svizzera da dove cercò di mantenere i contatti commerciali con la sua azienda. Romano Guardini fu  costretto a occuparsi delle cose di famiglia, dovette poi svolgere, dall'autunno del 1916 alla primavera del 1918, il suo servizio militare come infermiere nell'esercito tedesco nell'ospedale di Magonza. Uno dei fratelli svolgeva il servizio militare in Italia.

 Nel 1919 pubblica un piccolo testo che ha un grande impatto sul mondo ecclesiastico tedesco e in generale europeo: si tratta di Vom Geist der Liturgie (trad. it. Lo spirito della liturgia, Morcelliana, Brescia 1996) Nello stesso anno fonda, insieme all'amico Richard Knies, la casa editrice Matthias Grünewald, attraverso cui pubblicherà i suoi primi lavori.

Dal 1920 al 1922 fu all'Università di Bonn, dove prese la libera docenza con una tesi su Bonaventura (pubblicata nel 1964) e iniziò la carriera accademica. Questo periodo fu molto importante per la formazione del suo pensiero; venne, infatti, in contatto con il circolo di M. Scheler e conobbe e frequentò M. Buber. Nel 1922 tenne una serie di conferenze a Bonn sulla natura e il senso della Chiesa, per il II Convegno dell'Associazione dei laureati cattolici.
Le trascrizioni di quelle conferenze vennero raccolte l'anno dopo nel suo libro Il senso della Chiesa, divenuto poi un classico del pensiero guardiniano e del pensiero cattolico di inizio Novecento.

Intanto, già dall'agosto del 1915, gli era stata affidata la direzione dell'organizzazione giovanile Juventus, che era stata fondata nel 1890 in sostituzione della Congregazione mariana, vietata durante il Kulturkampf, vi si radunavano i giovani studenti cattolici di Magonza e, inizialmente, aveva la forma rigida delle organizzazioni ecclesiastiche per la cura della gioventù.

Nel 1923 aveva ripreso l'insegnamento universitario, questa volta su chiamata del ministro dell'Istruzione C.H. Becker che, nella prospettiva di dare nuovi spazi al mondo cattolico, gli aveva affidato, all'Università di Berlino, la cattedra di "Katholische Weltanschauung"  istituita appositamente per lui a partire dall'11 aprile 1923. A Berlino ebbe notevoli difficoltà a inserirsi in un'università prevalentemente protestante, che manifestò sempre un atteggiamento di rifiuto e di disinteresse verso il suo insegnamento.
Le sue lezioni attirarono un pubblico sempre più vasto di studenti, cattolici e protestanti, e anche di persone estranee al mondo universitario.

Nel 1925 viene nominato a presiedere il Quikborn (Sorgente di vita),   che, attraverso la sua azione diretta si trasforma da movimento giovanile in movimento ecclesiale con una spiccata passione culturale unita alla volontà di rinnovamento religioso. Sotto la guida di Guardini il movimento si aprì al dialogo e all'impegno personale, ma la modernità dei suoi metodi destò preoccupazione nelle autorità ecclesiastiche che, in seguito, non lo vollero come insegnante in seminario. L'organizzazione  fu fonte di ispirazione per gli appartenenti al gruppo della Rosa Bianca.

  Rothenfels divenne un importante centro culturale e spirituale per la gioventù cattolica e anticipò di quasi mezzo secolo alcuni degli sviluppi del  concilio Vaticano II. Un suo limite, riconosciuto in seguito dallo stesso Guadini, fu la carenza di impegno nella formazione politica che, se durante gli   anni della Repubblica di Weimar dette luogo ad atteggiamenti antipartitici e antidemocratici, con l'avvento del nazionalsocialismo impedì pure l'immediata consapevolezza dei rischi gravissimi insiti nelle dottrine naziste. Guardini, come nota Franz Heinrich, «quale docente e predicatore universitario gli spetta il merito, unico nel suo genere, di aver dato sostegno spirituale e un solido orientamento di vita, al di là di tutte le delimitazioni confessionali, alle generazioni studentesche postbelliche, che avevano smarrito una mèta per la loro interiorità»..

Nel 1925 pubblica Der Gegensatz. Versuche einer Philosophie des Lebendig-Konkreten (trad. it. L'opposizione polare. Saggio di una filosofia del concreto- vivente, in Scritti filosofici, Milano 1964).

Nel 1929 pubblica Das Wesen des Christentums (trad it. L'essenza del Cristianesimo, Brescia, Morcelliana 1989): piccolo ma importantissimo saggio teologico in cui Guardini dimostra come l'essenza del Cristianesimo consiste nella persona divinoumana di Cristo stesso, che nella sua unicità storica e nella sue Gloria eterna costituisce la categoria che fonda e definisce l'essere, l'operare nonché la garanzia teorica di tutto ciò che è cristiano: «Il Cristianesimo non è una teoria della verità o una interpretazione della vita. Esso è anche questo, ma non in questo consiste il suo nucleo essenziale. Questo è costituito da Gesù di Nazareth, dalla sua concreta esistenza, dalla sua opera, dal suo destino».

Parallelamente ai suoi impegni "pratici", continua i suoi studi e le ricerche improntate allo sviluppo sia del "distintivo" cristiano, raccogliendo materiale sia sulla figura di Gesù Cristo e la Rivelazione cristiana raccogliendo trattazioni di taglio teologico filosofico, pedagogico, antropologico ed etico finalizzate alla delineazione della concezione religiosa dell'uomo e del suo compito nel mondo.

Dal 1935 al 1939 pubblica importanti lavori monografici ed ermeneutici su pensatori come Pascal, Agostino e Dostoevskij , inoltre raccoglie in volume quattro anni di meditazioni tenute alla Messa domenicale per gli studenti universitari con il titolo Der Herr (trad. it. Il Signore. Riflessioni sulla persona e la vita di Gesù Cristo, Vita e Pensiero, Milano 1943): opera che il teologo considera la sua più cara, insieme al saggio sul poeta Hölderlin,.

In quegli anni, tra le attività pastorali di Guardini, spicca la predicazione, in occasione della celebrazione eucaristica, agli studenti cattolici dell'università di Berlino. Le sue omelie sulla persona e sulla vita di Gesù Cristo vennero trascritte e riviste dallo stesso Guardini, e costituirono il materiale per una delle sue opere principali, "Il Signore" che uscì nel 1937. I suoi discorsi, tenuti il secondo martedì di ogni mese nella chiesa dei gesuiti di Berlino, insospettirono la Gestapo che ne impedì lo svolgimento.

La convivenza del movimento con il nazismo fu molto difficile: fin dal 1933 subì una serie di restrizioni e infine, nel 1939, il castello di Rothenfels venne occupato e requisito dalla Gestapo.

Guardini conservò la cattedra fino al 1939. Con l'inizio della seconda guerra mondiale la cattedra berlinese di Guardini viene soppressa e Guardini è posto in congedo. Dopo due anni gli si proibirà addirittura di parlare in pubblico. La sua situazione in città ed i suoi rapporti con l'autoritarismo nazista si fanno sempre più problematici.

  Dal 1943 al 1945 Guardini è costretto a lasciare Berlino alla volta di Mooshausen un piccolo villaggio situato nell'Allgäu svevo, ospite dell'amico parroc Joseph Weiger . Questo ritiro forzato dall'insegnamento e dalla vita ecclesiale e culturale berlinese coincide con un periodo di sostanziale solitudine, in cui redige note e appunti autobiografici che verranno pubblicati postumi (cfr. Appunti per un'autobiografia, Morcelliana, Brescia 1986).

Nel 1945, con la fine del regime, viene reintegrato nell'insegnamento universitario all'Università di Tubinga con la cattedra di filosofia della religione e visione cattolica del mondo, che lascia dopo tre anni per passare dal 1948 alla Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco di Baviera dove insegnò fino al 1963, molto al di là dei previsti limiti di età. Fu predicatore dal 1948 al 1963 nella chiesa universitaria di S. Ludwig. Fu tra i fondatori della Katholische Akademie, che conferisce ogni anno il rinomato premio a lui intitolato. Dopo il suo ritiro intraprese la redazione di una Etica rimasta incompiuta.

Nel 1952 Guardini vinse il Premio alla Pace dei librai tedeschi a Francoforte e pubblica testi importanti come Das Ende der Neuzeit e Die Macht del '51 (La fine dell'epoca moderna. Il potere, Morcelliana, Brescia 1993). Viene nominato prelato della Casa Pontificia.

Nel 1954 la Facoltà di Filosofia di Friburgo gli conferisce il titolo di dottore in Teologia. Nel 1961 viene nominato membro della Commissione liturgica preparatoria del Concilio Vaticano II.

Nel 1962 vince il Premio Erasmo da Rotterdam
I proventi economici che derivano da tale riconoscimento vengono da Guardini volontariamente devoluti all'Editrice Morcelliana affinché si dia inizio alla stampa dell'Opera Omnia, curata dal Centro Studi Filosofici di Gallarate.

Nel 1962 dovette cessare la propria attività accademica per motivi di salute, che gli impedirono pure di partecipare al Concilio Vaticano II, quale membro della commissione liturgica.

 Il 7 ottobre 1963

 Il Comune di Isola Vicentina gli conferisce il premio "Communitas Insularum"



Nei suoi studi affrontò da una parte i temi tradizionali della teologia e della filosofia cristiana alla luce delle domande e delle sfide poste dal pensiero moderno; contemporaneamente affrontò i temi e i problemi del suo tempo dal punto di vista cristiano e specificamente cattolico.

Nel 2016 l'arcidiocesi di Monaco e Frisinga. tramite  il cardinale Reinhard Marx. ha nominato il postulatore, la commissione storica e i censori teologici per la causa di beatificazione.

Si tratta di un evento del tutto particolare perché  suggella la continuità ideale che lega, pur nella sensibile diversità degli stili, papa Benedetto a papa Francesco Guardini è stato, infatti, il pensatore italo-tedesco che ha segnato la formazione intellettuale e spirituale sia di Ratzinger che di Bergoglio.  

 Il 16 dicembre del 2017, nella cattedrale di Monaco presente una delegazione di cittadini di Isola Vicentina,il Cardinale Reinhard Marx con la celebrazione della

 S. Messa Pontificale ha dato l'avvio al processo di beatificazione di Romano Guardini e Fritz Gerlich. Nella sua Omelia il cardinale Marx ha descritto entrambi gli uomini   come ispiratori di verità e testimoni del Vangelo. 

 Onorificenze:

1952 Premio per la Pace degli Editori Tedeschi

1952 nomina a Prelato domestico Pontificio

1954 Laurea honoris causa in Filosofia dell'Università di Friburgo

1955 Medaglia d'oro d'onore della città di Monaco

1956 Cittadinanza onoraria del Comune di Verona

1958 Cavaliere dell'Ordine pour le Mérite (classe di pace)

1959 Gran Croce al Merito della Repubblica Federale Tedesca

1962 Premio Erasmo da Rotterdam

1963 Premio S. Zeno della città di Verona

1963 Cittadinanza onoraria del Comune di Isola Vicentina

1963 Premio Communitas Insularum del Comune di Isola Vicentina

1965 Goldenes Doktorat (Laurea d'oro) dell'Università di Friburgo

1965 Gran Croce al Merito con Stella della Repubblica Federale Tedesca

1965 Laurea honoris causa in pedagogia dell'Università di Padova

1969 Laurea honoris causa (postuma) in filologia dell'Università di Bologna              

 

  Giuseppe FAGGIN              

 Nato a Isola Vicentina il 20 Ottobre 1906 si è laureato in filosofia all'Università di Padova dove è stato libero docente.

Giuseppe Faggin si è affermato nel corso della sua vita come filosofo e saggista di grande lavoro. Le sue numerose opere esaminano soprattutto quegli autori e quelle correnti dove il pensiero è prossimo all’intuizione mistica e alla poesia, senza che con questo si verifichi una qualche sfiducia nella ragione ma con una ricerca ricca di inquietudini insieme religiose e laiche, di un’immagine umana di ampio spettro da proporre alla crisi del mondo moderno.  In qualità di libero docente Universitario e insegnante dei Licei egli ha testimoniato concretamente la lucida tensione delle sue idealità nella quotidiana pratica educativa, avviando alla cultura più di una generazione di vicentini.

Membro di varie Accademie ha svolto la sua attività di studioso in vari campi: 

-  nel campo storico-filosofico: Plotino; Meister Eckart e la mistica tedesca preprotestante, Schopenahuer il mistico senza Dio; 

- nel campo storico artistico: Van Gogh, Bruegel, Van Eych; 

- nel campo occultistico: Gli occultisti dell'età rinascimentale; Diabolicità del rospo; 

Ha inoltre curato molte edizioni e traduzioni di testi culturalmente importanti ed ha pubblicato una "Storia della filosofia" per i Licei. 

 Filosofo nel senso greco e cristiano del termine, ultimo dei neoplatonici per più di mezzo secolo ha profuso cultura mirando a coltivare la ragione e l'essenza interiore dell'uomo. Maestro di storia e filosofia per un quarantennio al liceo classico "Pigafetta" di Vicenza e libero docente all'Università di Padova, Faggin, attraverso un'opera silenziosa ed efficace ha riproposto in Italia la lezione del neoplatonismo e della mistica tedesca, fino a ricongiungersi, al termine di un lungo itinerario, al di fuori dei sistemi totali e totalizzanti delle moderne correnti filosofiche. 

Faggin, lungo la strada della responsabilità morale e del dovere proproi della filosofia, ha affrontato i tempi della cultura e dell'arte rappresentati dai maggiori personaggi della storia: da Beethoven, Emerson, Dostoevskij, Van Gogh; da san Tommaso e san Bonaventura a Buonarroti e a Winckelmann, da Aristotele a san Francesco d'Assisi e Meister Eckart, da Galilei a Rousseau, Voltaire, Kant e Goethe. 

La prosa di Faggin è ricca ed essenziale come le sue fonti direttamente citate. Riferendosi agli uomini del Novecento, egli ha scritto nella presentazione di una breve antologia del pensiero di Romano Guardini, per lunghi anni amico e sapiente interlocutore a Isola Vicentina "Noi abbiamo perduto la capacità del silenzio, la capacità del riposo, la ricchezza interiore dell'incontro con gli altri, l'intuizione del senso delle cose di fronte alla molteplicità delle nozioni scientifiche". 

"L'opera di Faggin, si può intendere lungo la via ascendente che dalle cose, attraverso la prova del dolore e della sofferenza, conduce il pensiero all'unità dello spirito, al Dio della nostra fede cristiana, nella sua lunga vita è rimasto fedele a questo programma di crescita spirituale" . [M. Marcolla].   

 

Il 12 marzo del 1985 il Comune di Isola Vicentina gli conferisce il premio "Communitas Insularum". 

Giuseppe Faggin è scomparso il 23 settembre 1995. Riposa accanto alla moglie Emma nel cimitero di Isola Vicentina.


 

 Giuseppe "Pino" SBALCHIERO 

 


 

Nato a Isola Vicentina il 6 Novembre 1928. Laureato in filosofia all'Università di Padova. 

Maestro elementare dal 1953 al 1958 è stato fondatore e grande animatore degli scout a Isola Vicentina.

  Politico e amministratore, prima sindaco dal 1956 al 1964,  

- un decennio in cui, anche grazie al suo impegno, fu evidente la trasformazione del paese da prettamente agricolo a industriale con la nascita e la crescita di numerose industrie e attività artigianali, poi consigliere provinciale, infine assessore regionale quando nel 1970 furono istituite le Regioni. Quando fu rieletto nel 1975 ottenne il maggior numero di preferenze di tutta la Regione.

 E’ stato imprenditore: insieme ad altri giovani illuminati di Isola fondò, all’inizio degli anni Sessanta, la fornace “Capiterlina”, straordinario esempio di “public company” ante litteram, di “azienda di paese”, un’impresa entrata nel cuore e nella storia di Isola Vicentina.

Amante del proprio paese natale, della sua gente, delle cose vere, essenziali, esponente più autentico della cosiddetta “isolanità”.

Illuminante e quanto mai attuale l’articolo che lui pubblicò per “Comunità Isolana” nel 1957:

“Quando avremo realizzato le opere in cantiere, non potremo certo incoronarci di alloro, paghi delle belle strade, delle belle case e di quanto si sarà andato costruendo negli ultimi anni, credendo di aver fatto il nostro dovere. In realtà a ben poco condurranno le fatiche nostre, se l’anima della comunità non cesserà di essere come adesso chiusa alla comprensione dei valori umani… fino a quando ogni cittadino non si sentirà amministratore egli stesso, e perciò chiamato a dare il suo contributo per il bene di tutti … il governo del Comune nel vero senso della parola sarà’ sempre impossibile. Siamo perciò convinti che, più che di opere pubbliche, Ia nostra gente, noi tutti abbisognaimo di una salda preparazione alla vita pubblica, al costume democratico e alla vita comunitaria…“

"Avere un personaggio come Pino Sbalchiero per un paese come Isola, ancorato fino a quel momento ad una realtà contadina, fece la differenza tra il restare al palo e mettere in moto lo sviluppo economico e sociale... se non avesse trovato uno come lui, lesto a far prendere quel treno, chissà con qual ritardo Isola si sarebbe mossa"

  Nel 1964 viene eletto in Consiglio Provinciale di cui divenne assessore e nel 1970 entra a far parte del Consiglio Regionale.

  Fu responsabile dell'Associazione culturale Italia  URSS, che si occupava di tenere e sviluppare rapporti di amicizia e reciproca conoscenza tra i due paesi, e grazie a questi   contatti nel 1977 la Regione Veneto riuscì a portare a Venezia la mostra sui Tesori degli Sciiti. Fu rieletto nel Consiglio  Regionale per il periodo 1975-1980.

Nel 1979 pubblica il sua celeberrimo "Le storie della pellagra"  in cui rivelava storie e aneddoti di Isola negli anni scorsi. Nel 1988 pubblicò con identico successo "C'era una volta un' Isola": storie della pellagra e altri racconti". Così Luciano Marigo scriveva nella presentazione: "Il meglio del libro non sta nell'episodica o nei ritrattini ma nella poesia delle stagioni, intendo dire le stagioni della natura in quanto diventano le stagioni degli uomini ossia il tempo mitico di questo arcaico-rurale scandito dalla memoria degli eventi che si sussugono nel calendario contadino. Che è una tematica che si svolge via via al di fuori dell'ordine novellistico, così che se ne trovano elementi anche in racconti che, magari, volgono poi l'attenzione a figure ed episodi che disperdono la poesia nel bozzetto."

Il 16 novembre 1997 il Comune di Isola Vicentina gli conferisce  il premio "Communitas Insularum" .

Pino Sbalchiero è scomparso nel settembre del 1999, tumulato inizialmente a Isola Vicentina da qualche anno riposa accanto alla moglie Silvana nella cappella familiare di Faedo.


   

 Federico FAGGIN 

  

 

 

Nato a Vicenza il 1 Dicembre 1941 da genitori Isolani [Giuseppe Faggin, filosofo ed Emma Munari] trascorre ad Isola Vicentina i suoi primi anni frequentando le scuole elementari.

Nel 1965 consegue la Laurea in Fisica all'Università di Padova, dopo tre anni si trasferisce in California, a Palo Alto nella regione che, anche grazie alla sua opera, verrà battezzata Silicon Valley.

Nei primi anni Settanta progetta e sviluppa il primo microprocessore al mondo, l’unità di base che permetterà la nascita dei moderni computer. Nel 1974 fonda la Zilog dove progetta il microprocessore di maggior successo, il famoso Z80.

Nel 1986 fonda la Synaptics azienda dedita alla creazione di prodotti di interfaccia umana e di riconoscimento sensoriale, leader mondiale della produzione di touch pad.

 

 

 E' stato definito dalla prestigiosa rivista Forbes il più importante fisico italiano dopo Fermi.

 

 

Il 19 ottobre 2010 Faggin ha ricevuto la Medaglia Nazionale per la Tecnologia e l'Innovazione (National medal of technology and innovation) direttamente dalle mani del presidente degli Stati Uniti d'America, Barack Obama, per l'invenzione del microprocessore.

 Nel 2011 ha fondato la Federico e Elvia Faggin Foundation, una organizzazione no profit dedicata allo studio scientifico della coscienza attraverso la sponsorizzazione di programmi di ricerca teorica e sperimentale presso università e istituti di ricerca statunitensi.

Nel 2015 la Fondazione Federico e Elvia Faggin ha stabilito una cattedra di Fisica dell'Informazione presso l'università di Santa Cruz (UCSC) in California per sostenere lo studio di sistemi complessi, biofisica, scienze cognitive e matematica nel tema unificatore della fisica dell'informazione.

Il 26 maggio 2002 il Comune di Isola Vicentina gli conferisce il premio "Communitas Insularum".

 Premi e riconoscimenti:

    1988 - Premio Internazionale Marconi (Marconi Fellowship Award)

    1988 - Medaglia d'oro per la Scienza e la Tecnologia della Presidenza del Consiglio Italiana

    1988 - Onorificenza di Grande Ufficiale dell'ordine al Merito della Repubblica Italiana

    1994 - Laurea honoris causa in informatica da parte dell'Università degli Studi di Milano

    1994 - W. Wallace McDowell Award della IEEE Computer Society W. Wallace McDowell Award 

               Per lo sviluppo della tecnologia di processo Silicon Gate e per la realizzazione del primo  microcroprocessore commerciale

    1996 - Medaglia d'oro della città di Vicenza

    1996 - viene inserito nella National Inventors Hall of Fame [1]

    1996 - Premio Ronald H. Brown (American Innovator Award)

    1997 - Premio Kyōto per la tecnologia (Kyoto Prize for Advanced Technology)

    1997 - Premio George R. Stibitz Computer & Communications Pioneer

    1997 - Premio Masi per la Civiltà Veneta

    2000 - Premio Robert N. Noyce dalla Semiconductor Industry Association

    2002 - Targa al merito, consegnata dal ministro delle comunicazioni Maurizio Gasparri

    2002 - laurea honoris causa in ingegneria elettronica da parte dell'Università di Roma Tor Vergata

    2006 - Lifetime Achievement Award dalla European Patent Association, Brussels

    2007 - Laurea honoris causa in ingegneria elettronica da parte dell'Università di Pavia

    2008 - Laurea magistrale honoris causa in ingegneria elettronica da parte dell'Università degli Studi di Palermo[7]

    2008 - Diploma EUCIP Champion per il profilo IT Systems Architect da parte di AICA (Associazione Italiana per l'Informatica ed il Calcolo Automatico)

    2009 - Laurea specialistica honoris causa in informatica da parte dell'Università degli Studi di Verona

    2009 - National Medal of Technology and Innovation consegnata nel 2010 dal Presidente degli Stati Uniti Barack Obama

    2011 - Il premio "2011 George R. Stibitz Lifetime Achievement Award" dell'American Computer Museum (Bozeman-MT), conferito a Federico Faggin Per i contributi fondamentali allo sviluppo del mondo tecnologico                  moderno,  inclusa la tecnologia MOS silicon gate che ha portato alla realizzazione del primo microprocessore al mondo nel 1971.

    2012 - Premio Franca Florio, conferito agli scienziati italiani nel mondo

    2012 - Il premio "Global IT Award" dal presidente della Repubblica Armena [2]

    2012 - PhD onorario dall'Università (Politecnico) di Armenia

    2013 - PhD onorario in scienze dall'Università di Chapman (CA) - Video del commencement address di Faggin a Chapman University

    2014 - Premio "Enrico Fermi" 2014, conferito dalla Società Italiana di Fisica Per l'ideazione della tecnologia MOS con gate al silicio che lo ha condotto alla realizzazione nel 1971 del primo moderno microprocessore

    2016 - Premio "Leone del Veneto" conferito dal Consiglio Regionale del Veneto il 9 Settembre 2016 presso il Teatro Olimpico di Vicenza


  Ilvo DIAMANTI

Nato a Cuneo nel 1952, vive in Piemonte, a Bra, e successivamente in Liguria fino a 14 anni, quando, nel 1966, si trasferisce insieme alla famiglia a Castelnovo di Isola Vicentina, luogo d’origine dei genitori. Vi resterà fino al matrimonio, nel 1980. 

Dal 1980 risiede a Caldogno (Vicenza)Nel 1992 è ricercatore di Politica sociale presso la Facoltà di Statistica dell'Università di Padova. 

Negli anni Settanta è stato segretario provinciale delle ACLI di Vicenza. Tra il 1978 e il 1980, e fra il 1983 e il 1985 consulente dell’Amministrazione Comunale di Vicenza per le Politiche Giovanili. Dal 2001 al 2005 è stato membro del Comitato Scientifico della Regione Campania. Nel 2016, su invito della Presidente della Camera, è nominato membro della “Commissione parlamentare sull’intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio etnico. 

Nel corso degli anni Novanta diviene, prima, professore associato di Sociologia politica e, quindi, professore ordinario di Scienza Politica presso la Scuola di Scienze politiche dell'Università di Urbino “Carlo Bo”, dove è stato pro-rettore alle relazioni internazionali e territorio. 

Presso la Facoltà di Sociologia dell'Università di Urbino "Carlo Bo" ha fondato e dirige il Laboratorio di Studi Politici e Sociali, La Polis, che si occupa di formazione e di ricerca in ambito nazionale e internazionale. Dirige, inoltre, il Corso di Alta Formazione in Opinione Pubblica e Rappresentanza (OPeRA). È stato coordinato re del Dottorato di ricerca in Sociologia dei fenomeni culturali e dei processi normativi (dal 2001 al 2003). Dal 1995 insegna «Régimes Politiques Comparés» nel Master (laurea magistrale) in «Etudes Politiques» presso l'Università Paris II, Panthéon-Assas. È stato direttore scientifico della Fondazione Nord Est di Venezia (dal 1999 al 2003). 

Attualmente ha la responsabilità scientifica di Demos & Pi. L'istituto cura indagini periodiche sulla società italiana. Tra queste, il rapporto annuale “Gli italiani e lo Stato” e le rilevazioni trimestrali de “L'Osservatorio sul capitale sociale degli italiani”. Dal 2011 al 2015 è stato Presidente della Società Italiana di Studi Elettorali (SISE). Nel luglio 2016 è stato nominato dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (MIUR) Presidente dell’ISIA, l'Istituto Superiore per le Industrie Artistiche di Urbino, istituto statale di alta formazione nel campo del design e della comunicazione visiva. È socio dell’Associazione “Il Mulino”. Partecipa alle attività di ricerca di Itanes (Italian National Elections Studies).È - oppure è stato membro- del comitato scientifico ed editoriale delle riviste: ComPol, Rivista di Comunicazione Politica, Rassegna Italiana di Sociologia, Rivista Italiana di Scienza Politica, Political and Economic Trends, Limes, Sviluppo locale, Economia e Società Regionale, Critique Internationale. 

Ha collaborato e collabora con importanti testate nazionali. In particolare. da vent’anni, sul Gazzettino di Venezia, cura l’“Osservatorio sul Nordest”; dal 1995 al 2001, è stato editorialista de Il Sole 24 Ore. Dal 2001, sul quotidiano La Repubblica, tratteggia "Mappe" della politica e della società italiana. Sulla versione on-line de La Repubblica tiene anche la rubrica "Bussole", dove propone note e appunti sulla realtà politica e sociale. In televisione, partecipa da tempo ai programmi di Corrado Augias come ospite fisso. In particolare a “Visionari” e, attualmente, a “Quante storie”, con sondaggi e analisi. Nella stagione 2015-16 di Ballarò ha curato la rubrica Password, da cui ha tratto un libro, pubblicato da poco da Feltrinelli. Ha condotto studi e ricerche che vertono su diversi argomenti:

Il cambiamento sociale del paese attraverso le generazioni: le culture giovanili, il passaggio tra i valori della generazione nata dopo la guerra e formatasi negli anni ‘60 e ‘70, e i figli: i giovanissimi, la generazione “invisibile”, che non ha conosciuto i muri, le ideologie ma è priva di certezze; flessibile: controlla con abilità le nuove tecnologie della comunicazione.

Le trasformazioni del rapporto fra società e politica, la crisi dei partiti della prima Repubblica, l'emergere di nuove formazioni: le leghe autonomiste, Forza Italia e i “partiti personali”.

L'evoluzione del nesso fra territorio e politica: l'eclissi e la reviviscenza dell'identità nazionale, l'affermarsi dei regionalismi e dei localismi, l'integrazione e la costruzione europea, l'illusione della politica senza territorio.

I temi della cittadinanza e della sicurezza nel rapporto con l'immigrazione.

I principi e le trasformazioni della democrazia rappresentativa. 

Attualmente, sta conducendo alcune ricerche, in ambito europeo, per analizzare, in modo comparato, come si stiano modificando, in tempi di integrazione e di allargamento, i temi della cittadinanza, dell'identità, della partecipazione.  

Nel giugno del 2018 ha ricevuto il premio d'onore "Casentino" per l'economia


Il 22 ottobre 2017 il Comune di Isola Vicentina gli conferisce il premio "Communitas Insularum".

 

 ALTRI PERSONAGGI CHE HANNO DATO LUSTRO AL COMUNE 


  

  Pietro BRAGIOLA (BELLINI) 

 

 

 

 

Nato a Isola Vicentina (Vicenza) il 23 aprile 1835 da una famiglia di negozianti, Francesco e Anna Miazon . Abbandonò giovanissimo il Veneto rifugiandosi, sotto il falso nome di Bellini - che più tard i farà legalmente aggiungere al proprio -  prima in Piemonte, poi a Londra, dove si stabilì nel 1853 utilizzando il falso nome di Bellini che, più tardi, fece aggiungere al proprio, ed entrò ben presto,  in contatto con Mazzini e il suo gruppo. 

Dopo un periodo economicamente assai difficile, trovò lavoro come tipografo presso la stamperia dove si pubblicava il mazziniano Pensiero e Azione. Scoppiata la guerra di Crimea, il Bellini vi avrebbe preso parte a fianco delle truppe inglesi . 

A Londra, alla fine della guerra, riprese il lavoro presso il giornale, pubblicandovi anche un articolo "L'Italia nella congiuntura attuale" (Pensiero e Azione, n. 14, 15 marzo 1859).

Secondo L. Ravenna il Bellini sarebbe successo nella direzione del giornale al Mazzini quando, scoppiata la guerra con l'Austria,  il Bellini a volle tornare in Italia, ma le autorità inglesi gli concessero il permesso soltanto verso la metà del '60.

Dall'Epistolario di G. Mazzini risulta che nel maggio 1860 il Bellini era ancora in Inghilterra  mentre in settembre era a Genova dove lavora nel quotidiano mazziniano "L'Unità Italiana".

Trasferitosi a Milano nel 1871 si costituì la società in accomandita Pietro Bragiola Bellini & soci, formata dallo stesso Bellini, Gaetano Semenza, Eugenio Cantoni e Vittorio Ferri, per la comproprietà del giornale "Il Sole". Quando questi ultimi uscirono dalla proprietà nel 1896 Bragiola rilevò le loro quote diventando proprietario unico del periodico.

L'8 luglio 1905, dopo aver assorbito il quotidiano concorrente "Il Commercio", fu costituita la società anonima La Stampa commerciale. Nel frattempo, aveva fondato un'impresa di pubblicità e una piccola stamperia in società con Alessandro Repetti, di cui nel 1891 sposò la figlia Maria. Impegnò la sua stamperia anche nel proseguimento della pubblicazione degli scritti mazziniani. Morì a Milano 1902

"La sua vocazione giornalistica lo portò a coltivare con molta attenzione il rapporto col pubblico, costituito da esercenti, piccoli e medi operatori commerciali e industriali, da risparmiatori e dal mondo della Borsa milanese. Bragiola era un laico e laica, e talvolta anticlericale, fu l'impronta che diede al giornale. Un altro lato caratteristico della cultura del Bragiola fu il suo umanitarismo pacifico che lo portò ad appoggiare le iniziative dell'ex garibaldino Ernesto Teodoro Moneta, direttore de "Il Secolo" dal 1869 al 1896. Le edizioni de "Il Sole", affidate alla società "La Stampa" commerciale, riprendevano e presentavano in volume articoli, normative e materiali legislativi apparsi sul quotidiano, ad uso di esercenti, professionisti e risparmiatori. Assolutamente pionieristico deve considerarsi l'interesse dimostrato dal giornale verso una politica del patrimonio faunistico e ambientale. Particolarmente importante e originale risultò inoltre, fin dall'inizio, il contributo del giornale alla critica letteraria e artistica, assicurata dalla lunghissima e preziosa collaborazione di Felice Cameroni, il letterato che aveva lanciato in Italia il padre del verismo Emile Zola e che fece accostare ai lettori  de "Il Sole" autori come Edmondo de Goncourt, Alphonse Daudet, ma anche Verga, De Amicis, De Roberto, Carducci e Fogazzaro". [ Editori a Milano (1900-1945) repertorio/a cura di P. Caccia /F. Angeli editore]  

 

 

 

 

 

La figlia Jole iniziò la sua attività politica e sociale nella Associazione Generale delle operaie fondata da Laura Mantegazza, dove incontrò le donne con le quali avrebbe dato vita all’Unione.

Con la guerra di Libia (1911-12), rappresentò l’Unione femminile, insieme a Virginia Bartesaghi e Lydia Cantoni, nel Comitato di assistenza Pro esercito, destinato a dare assistenza anche economica alle famiglie dei soldati. Con l’adesione al Comitato l’Unione metteva a frutto la propria esperienza in materia di assistenza, senza tuttavia prendere posizione nel dibattito politico tra neutralismo e interventismo. La Grande Guerra vide Jole Bragiola Bersellini impegnata nella gestione della Casa materna per i figli dei richiamati, che dava giornalmente asilo a più di cinquanta bambini di età compresa fra un mese e un anno. Nel 1917 fece parte del comitato promotore del Convegno nazionale femminile che si tenne a Roma per iniziativa della Associazione nazionale per la donna e da cui uscì un programma di riforma legislativa che per la prima volta univa tutte le associazioni impegnate nel movimento femminista dell’epoca, tranne le socialiste: ricerca della paternità, voto politico e amministrativo, abolizione dell’autorizzazione maritale.      

  

don Bortolo FOCHESATO

Nato a Monte di Malo l'11 marzo 1855.

Cappellano a Posina dal 1880 al 1884, nel vedere le contrade spopolarsi a causa dell’emigrazione si convinse a chiedere al vescovo di poter seguire la sua gente in terre lontane e dopo 4 anni partì per l’Argentina giungendo a Paranà. Sotto l’obbedienza del vescovo seguì gli emigranti sparsi in quella diocesi.

La sua intraprendenza lo vide, munito dei permessi governativi per le attività estrattive, attivarsi nei lavori di scavo per trovare il carbone. I lavori assicurarono agli uomini occupazione e salario, sorsero le prime casette che lo videro lavorare come muratore e capomastro, in  ogni villaggio nei nomi delle vie si ricordò la lontana Posina.

Dopo 13 anni don Bortolo, assicurato il lavoro ai suoi, ritornò in Italia chiedendo di essere inviato nel paesino dell’alto vicentino. Giunse alla frazione di Fusine, come curato, poi a S. Vito di Leguzzano, a Magrè e a Locara.

Nel 1901 giunse a Ignago intraprendendo la costruzione di una chiesa più ampia con il consiglio e l’aiuto degli abitanti in manodopera e materiali..

Nel 1912 completò l’opera costruendo un altare dedicato a S. Giuseppe proponendo altri due progetti da realizzare: la casa della dottrina e un piccolo ospedale per quanti avevano la necessità di trovare assistenza per gli ammalati che a lui ricorrevano.

Don Bortolo si prodigò personalmente e con l’aiuto di qualche devoto per costruire un piccolo fabbricato con una copertura di travi e lamiere che per qualche anno ospitò i pellegrini, gli ammalati e i visitatori del curato.

La gente ricorreva a lui da varie parti della provincia essendo la sua fama, per molti versi straordinaria, uomo benedetto da Dio di cui si conservano molte testimonianze.

Come per il passato in Argentina anche a Ignago eseguì dei sondaggi nel terreno che diedero esito positivo, vennero aperte le prime miniere e un laboratorio assai rurale per produrre lucido da scarpe.

Negli ultimi anni ammalato di cuore non riuscì a seguire il ritmo dei pellegrini.

Morì il 24 marzo 1933 ai suoi funerali l’afflusso di pellegrini fu così numeroso che fu necessario il servizio d’ordine.

Riposa nel cimitero di Ignago

 

Gerardo MARCHIORO


Capomastro-progettista nato a Castelnovo di Isola Vicentina il 25 gennaio 1850.Nel 1871 lavorò come scalpellino nell’erigenda parrocchiale di Gambugliano definito “distinto tagliapria”bravo, paziente e del disegno esecutor valente”.

Da esecutore di disegni altrui si trasformò in studioso autodidatta di architettura come testimoniano i manuali e disegni della sua biblioteca. Più tardi sarà qualificato come progettista-costruttore professione che era stato autorizzato ad esercitare nel 1903.

Tra il 1886 e il 1922 Gerardo Marchioro lavorò a molte chiese della Diocesi di Vicenza, Padova e Verona e ad alcune opere di edilizia civile.

I suoi progetti suscitarono spesso ammirazione tra i colleghi e le sue opere furono imitate apertamente.

Marchioro ebbe un discreto senso inventivo, brevettò una sorta di macchinario per la costruzione dei soffitti delle chiese, fase di lavoro in cui si dimostrò autentico esperto. Fu consultato per la copertura del Duomo di Montecchio Maggiore e del Tempio Ossario di Bassano del Grappa.

Nonostante la sua popolarità ed il successo restò una persona modesta e di carattere buono ricordato con questi appellativi dai suoi contemporanei.

Nelle chiese progettate da Marchioro portarono il loro contributo lavorarono con dedizione tutti i parrocchiani. La manodopera venne quasi sempre reclutata sul posto, fatto che suscitò gratitudine di tante comunità cui veniva offerta una possibilità occupazionale.

Morì il 22 settembre 1922  ad Arre precipitando da un’armatura della chiesa in costruzione.

Progetti:

1884 - Scuola di Campiglia dei Berici

1893 - Chiesa di Campiglia, altare di S. Tomio di Malo - Casa canonica di S. Tomio di Malo

1895 - Chiesa Castelnovo Vicentino - Chiesa di Nanto

1896 - Nartece di Gambugliano

1897 - Chiesa di Selva di Montebello

1898 - Chiesa Isola Vicentina-Chiesa di Rettorgole-Chiesa di Belvedere di Rosà- Chiesa di Rosà

1899 - Chiesa di Belvedere di Rosà

1900 - Chiesa di Bosco di Nanto

1901 - Chiesa di Cresole di Caldogno-Chiesa di Lugo di Fara-Chiesa di S. Giovanni Ilarione

1902 - Porte di Campiglia

1903 - Secondi progetti Chiesa di Castelnovo Vicentino-Chiesa di Monteviale-Chiesa di Locara

1904 - Chiesa di Brognoligo- chiesa di Monteviale-chiesa di Castelgomberto-chiesa di S. Pietro in Gù

1905 - Ampliamento chiesa di Borgoforte-chiesa di presina

1906 - Chiesa di Locara-soffitti di Campiglia-Altare di S. Antonio di Campiglia-Campanile di Selva di Montebello

1910 - Chiesa di Costabissara

1911 - Ampliamento chiesa di Pianezze S. Lorenzo-Ampliamento Chiesa Costalunga-Balaustra coro di Locara

1912 - Altare Longara-campanile di Agna-Facciata chiesa Isola Vicentina-Secondo ampliamento chiesa di Castelgomberto

1914 - Chiesa di Lovara-Facciata chiesa Santo di Thiene-Chiesa Valbona-Chiesa Treville-Trono altare maggiore Locara-appendice chiesa Campiglia

1915 - Campanile e Chiesa di Sossano

1916 - Chiesa Carbonara-campanile di Nanto-Oratorio e campanile di Agna- Sacrestia di Isola Vicentina

1918 - Soffitti chiesa Isola Vicentina

1919 - Chiesa di Tremigno-Campanile di Gambugliano

1920 - Campanile di Vestenanuova-Chiesa di presina

1921 - Cappella Madonna delle Grazie Costabissara

1922 - lavori ad Arre-Cappella privata Gambellara-Abitazione privata Danzo Domenico

 

  Giuseppe GENNARO (Mons. Graziano)

Nato a Isola Vicentina il 9 maggio 1863.

Entrò in convento a Chiampo nel 1883. Dopo due anni vestì l’abito di  frate col nome di Graziano e nel 1886 professò i voti. Inviato a S. Michele di Rovigno d’Istria per completare  il corso di Retorica e Filosofia vi rimase per cinque anni, poi nel 1890 a Venezia dove  iniziò il corso di teologia.

Il 1 ottobre 1889 nella cappella privata dell’episcopio di Parenzo ricevette la Tonsura e i quattro Ordini minori, il 17 novembre fece la Professione solenne e si legò definitivamente all’Ordine Francescano. Il 23 agosto nella chiesa di S. Michele in Isola (VE) ebbe il suddiaconato e il 19 settembre 1891  fu ordinato Diacono nella chiesa della Madonna della Salute, passò per un breve saluto ai familiari a Isola Vicentina da dove ripartì il 21 settembre salutando per l’ultima volta la madre.

Mons. Epifanio Carlassare Vicario Apostolico dell’Hupé orientale cinese lo volle come compagno nel suo viaggio di ritorno in Cina. Le brevi soste nei porti fecero conoscere al giovane frate la miseria della Cina di cui aveva sentito parlare.

Il 13 dicembre Giunse ad Hankow il più importante porto del centro Cina, allora Zona delle concessioni estere dove accanto a pochissime grandi famiglie privilegiate vide una sconfinata zona di povertà e ignoranza.

Nel 1892 nella cattedrale di Huchang ebbe la sua Ordinazione Sacerdotale e iniziò la sua attività missionaria. Giunse a Petciuen diventando direttore dell’orfanotrofio e del collegio. Trasferito nuovamente a Wuchang diresse un nuovo orfanotrofio e un ospizio per anziani. Divenne vicedirettore del Seminario e direttore di una scuola d’arti e mestieri per tipografi, falegnami, calzolai e sarti, contemporaneamente cappellano delle suore e di 474 cristiani disseminati in sei centri della periferia.

Logorato fisicamente per ragioni di salute fu inviato per un periodo di riposo alla missione di Wangkiatza, posto più salubre ma anche impegnativo in quanto i 736 fedeli erano sparsi in un vasto territorio.

Nel 1900 in quasi tutta la Cina settentrionale imperversarono i Boxer violenti predatori che assalivano Chiese e delegazioni straniere facendo numerose vittime. I cinesi compresero però che Padre Graziano era solidale con i poveri e deboli e lo stimarono come uomo di buona volontà, altruista ricordandolo a lungo. Monsignor Gennaro amava i cinesi come uomini, esigeva che venissero rispettati dai cristiani senza creare barriere di religione, li amava come fratelli bisognosi di comprensione ed aiuto. Ai missionari consigliava  di permettere usi nazionali che non fossero superstiziosi, specie nelle cerimonie funebri, ed esigeva rispetto verso i pagani.

  Fu nominato da Padre Carlassare coadiutore con diritto di successione e nel 1906 Papa Pio X  lo nominò Vescovo titolare di Gerico vicario apostolico dell’Hupé orientale.

 

 

 

 

Nel 1907 iniziò le sue visite pastorali nell’immenso territorio del Vicariato distretto per distretto, in cinque anni esortando, predicando, confortando e rinforzando la Fede dei nuovi e vecchi Cristiani.

 

 

 

 

 

Nel 1912 tornò in Italia per la visita al Sommo Pontefice e poi a Isola Vicentina per la prima Messa come Vescovo per il Solenne Pontificale, cosa veramente eccezionale. Isola gli   riservò accoglienze straordinarie, e la stampa locale, riportò la cronaca con molti particolari. Altre festose accoglienze gli riservarono nei conventi di Chiampo, Deserto, Venezia, Rovigno.

Tornato in Cina, col passare degli anni la fragile fibra di mons. Gennaro perse forza, i suoi disturbi fisici aggiunti alle preoccupazioni sfibrarono la sua paterna sensibilità missionaria.

Nel 1921 tornò in Italia e la sua visita a Isola Vicentina fu di breve durata per salutare i fratelli, i parenti e gli amici, e per visitare i defunti al cimitero. Ad Isola lo ricordano molto sofferente.

Si imbarcò nuovamente accompagnato da altri quattro missionari e al suo arrivo fu accolto festosamente, un lungo corteo lo accompagnò in Cattedrale. Tornò esattamente a 31 anni dal suo primo arrivo in Cina.

Il 15 giugno del 1923 il missionario padre Melotto fu catturato ed in seguito ucciso dai briganti, lo stato precario di salute e il martirio del missionario furono un duro colpo per padre Graziano tanto da farlo ricoverare in ospedale. Tornato nella missione morì a 60 anni per un forte attacco d’asma.

La stampa cinese ed italiana partecipò al lutto.

 Giovanni Battista (padre Carlo)

 

 

 

 

 

 

 

Nato a Isola Vicentina il 6 aprile 1891.

Nel novembre del 1905 entrò nel Collegio di Chiampo e a cavallo tra il 1907 e il 1908 vestì l’abito francescano assumendo il nome di Carlo.

  Il 22 ottobre 1911 fu arruolato nel Battaglione Vicenza del 4° Reggimento Alpini, il 30 agosto 1912 partì volontario,

offrendosi in sostituzione di un commilitone per la  guerra italo-turca in Cirenaica Tripolitania. Prese parte ad aspri combattimenti dando prova di coraggio e, come testimoniano le lettere e le fotografie inviate ai familiari, visse in prima persona le vicende che resero famose le località quali Adua, Macallé, Tigrai.  Venne quindi mobilitato per la guerra d’ Africa come cappellano in Africa Orientale.

 L’assistenza spirituale e morale ai soldati lo portò a vivere i momenti più tragici dell’occupazione coloniale.  Tornò in patria il 28 novembre 1913 con i gradi di sergente conferitigli per meriti di guerra. In Libia ricevette numerosi encomi e decorazioni.

Nel 1914 entrò definitivamente nell’Ordine dei Minori.

La prima Guerra mondiale lo riportò sotto le armi nella 5 Compagnia Sanità, operò in diversi ospedaletti da campo seguendo le truppe alpine. Venne congedato nel 1919.

Nel 1921 venne ordinato sacerdote e nel 1925 fu trasferito a Treviso come collaboratore di padre Devescovi nella realizzazione del tempio votivo a ricordo della Grande Guerra. Nel 1930 fu comandato a Marghera dove i frati erano impegnati nella costruzione della chiesa e del convento di S. Antonio, qui svolse un ruolo di primo piano nella raccolta di fondi e nell’animazione parrocchiale.

 
Negli anni seguenti fu nominato cappellano degli operai in Africa e inserito nell’organizzazione della Milizia Volontaria di Sicurezza Nazionale.  

 

 

 

 

 

 

Tornato a Isola nel 1937 la comunità civile e religiosa gli riservò un’accoglienza festosa al di là di ogni intento celebrativo per il suo eroismo, l’apprezzamento per l’uomo e il religioso.

Ai primi di settembre del 1940 venne richiamato come cappellano militare nell’Ospedale di Riserva di Trieste, poi trasferito in Val d’Aosta dove si impegnò a sostenere il morale dei soldati.  Il suo fermo atteggiamento di condanna della violenza portò al suo esonero “perché elemento di nessuna fede fascista e nessuno spirito repubblicano”. Venne congedato, con suo grande rammarico e ingiustamente, nel 1945.

Ritornò a Treviso dove si impegnò nell’opera di sgombro delle macerie e della ricostruzione del tempio e della cappella-ossario per accogliere le salme dei soldati trevigiani caduti nel secondo conflitto. Terminata l’opera si dedicò all’assistenza spirituale in alcune caserme di Treviso e come cappellano della sezione Alpini.

 

 

 

 

 

 

La figura di Padre Carlo rimane scolpita come quella di una persona straordinaria in cui si compendiavano quei valori umani e morali che ne facevano un   grande uomo e un grande sacerdote a livello pubblico.

Morì il 17 luglio 1978

 

Antonio ARNALDI

Nato a Isola Vicentina il 9 ottobre 1900.

Si diplomò organista presso la scuola di S. Cecilia col massimo dei voti. Allievo dei maestri Mozzi e Fornasa di Vicenza, e del prof. Viero di Padova fu organista del tempio di S. Corona, della chiese dei Carmini e dei Servi e in Cattedrale.

Insegnante presso la scuola Ceciliana della Diocesi e presso gli istituti religiosi della città.

Compositore fecondo di musica sacra e profana ha composto Messe a 2 e 3 voci, e a 5 voci miste. Ha composto musica strumentale per organo, cori a più voci con piano, varie pastorali e moltissimi mottetti sacri a 3-4-5 voci con organo. 

Scrisse soprattutto per il coro (messe, vespri, mottetti, inni popolari, canti d’occasione per festività ed accademie) e una serie di fascicoli (tutti pubblicati) per l’accompagnamento al canto gregoriano con particolare riguardo alle messe. Suo il “Piccolo trattato d’armonia del Giovane Organista” dedicato a coloro che si avvicinavano al servizio liturgico per rendere più agevole l’armonizzazione del canto gregoriano e di ogni altro canto liturgico.

Insieme a mons. Ernesto Dalla Libera formò una folta schiera di allievi musicisti parrocchiali che operarono e operano nella diocesi vicentina.

Compositore fecondo, coetaneo del Beato Claudio, ogni sabato raggiungeva Chiampo  in bicicletta per insegnare musica ai fratini, tra questi c’era anche Gaetano Zardini, da Montecchia di Crosara (VR) divenuto poi frate francescano con il nome di ,adre Terenzio insegnante di musica corale per trent’anni al Conservatorio di Verona che compose moltissimi canti per la liturgia e l’Ode di Zanella con la musica di Arnaldi.

L’anima di Antonio Arnaldi fu di un autentico artista, fantasiose e briose le sue melodie ma che risentono fortemente della sua fede e della sua calda pietà.

Morì a Vicenza l’11 Giugno 1984

 


 

  Onorio SOCCHE 

 

 

 

Nato a Isola Vicentina il 10 Novembre 1913. Compiuti gli studi superiori entrò nella nuova Arma aerea. Allo scoppio della seconda Guerra Mondiale, capo equipaggio di un aereo da combattimento, partecipava alle operazioni aeree contro la Grecia e contro il traffico britannico in Mediterraneo.

 

 

Per un'azione da bombardamento contro una formazione navale britannica, contribuiva all'affondamento di un incrociatore britannico, il 21 Maggio 1941 meritandosi la Medaglia di bronzo sul campo. L'episodio ebbe l'onore di essere citato sul Bollettino di Guerra 370 dello stesso giorno.

 

 Per le sue numerose azioni di guerra, compresa quella che lo portò alla morte in combattimento, verrà decorato di Medaglia d'Argento alla memoria.

 

Caduto nel cielo di Alessandria d'Egitto l'8 Giugno 1941.

 

Il Bollettino di Guerra 370 del 10 giugno segnalava "che un nostro velivolo non ha fatto ritorno alla base" .  Il suo corpo e quello dell'equipaggio non vennero più trovati.


 

   Giuseppe BIN 

 

 

 

 

Nato a Isola Vicentina il 12 dicembre 1894.

Con il brevetto n. 56 fa parte della 112 squadriglia fin dalla sua costituzione, nell'aprile 1917 come sergente pilota. Il 19 Giugno  il reparto va a compiere  un mitragliamento presso Asiago con sei SAML, l'aereo di Bin  ha uno scontro con un aereo nemico e rientra all'aeroporto di Villaverla con l'aereo colpito in più punti.

 

Al 1°Gennaio 1918 si trova nella 39^ squadriglia sul campo di Ca' Tessera col grado di aiutante di battaglia. Il 19 luglio trasferito sul campo di volo di Chiasellis (Udine) sostenne un ciclo operativo supportando le ritirate delle nostre truppe a Caporetto.

 

Il 10 febbraio 1918 viene trasferito alla 39 squadriglia di Marcon. Il 19 Marzo viene bersagliato durante una ricognizione da una batteria antiaerea che scende a mitragliare, l'aereo viene colpito da una scheggia di granata ma riesce ad atterrare. Decorato con 2 Medaglie d'Argento al Valor Militare  e una di Bronzo.

Morì durante il secondo conflitto mondiale, il 19 Maggio 1942 per incidente aereo.

Le sue spoglie riposano nel Sacrario del Cimitero Monumentale Campo Verano a Roma