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Nereo Rocco
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Garanzini, Gigi

Nereo Rocco

Milano : Mondadori, 2009

Abstract: È diventato così vorticoso il calcio dei nostri giorni, in cui appuntamenti ed emozioni, polemiche e prodezze si accavallano all'infinito, da indurci sempre più spesso alla riscoperta di un tempo in cui tutto aveva una scansione più umana, più congeniale a una passione da assaporare anziché da trangugiare. Cresce anche tra i giovani la curiosità per la memoria, la domanda di personaggi che hanno segnato altre epoche. Come quell'autentico fuoriclasse di umanità che fu paròn Rocco. A trent'anni dalla scomparsa, prematura non solo per l'anagrafe ma per il vuoto lasciato in tutti i veri amanti del calcio, Gigi Garanzini, che lo conobbe e lo frequentò quando era ormai sul viale del tramonto, ritorna sulle tracce dell'inimitabile allenatore triestino. Un "viaggio nella memoria", come lo definisce l'autore, che copre tutte le tappe della carriera e le diverse città che lo hanno visto protagonista: dalla sua Trieste, che amava di un amore non poi del tutto ricambiato, a Padova, dalla Milano rossonera dei grandi trionfi euromondiali alle più sofferte esperienze nella Torino granata e a Firenze. A rievocare la figura di Rocco, si succedono le testimonianze di molti personaggi noti e meno noti. Una rivisitazione appassionata, ma mai agiografica, che celebra le qualità del tecnico senza tacerne qualche limite o gli episodi meno convincenti. Per tutti gli innamorati del pallone, al di là delle bandiere d'appartenenza, scoprire (o riscoprire) una commedia umana autentica, immersa in un'atmosfera genuina.EDITORIALErray

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E' una biografia "sui generis" del famoso allenatore triestino, in quanto, più che redatta sui canoni classici, è un collage di testimonianze di persone (calciatori, dirigenti sportivi, giornalisti, ecc.) che conobbero il "paron", che comunque risulta interessante nell'insieme. Una curiosità (non citata nella biografia, proprio in ragione della sua strutturazione): il vero cognome di Rocco era "Roch", in quanto la famiglia discendeva dal nonno, austriaco di Vienna e trapiantato a Trieste. Ai tempi del fascismo, nel 1925, il cognome venne italianizzato e, dopo la guerra, venne mantenuto tale.

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