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Il mio cuore umano
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Nada

Il mio cuore umano

Roma : Fazi, 2008

Abstract: Toscana, estate 1953. Una bambina sembra non dover nascere: i medici sconsigliano una gravidanza pericolosa per la vita della madre. Ma nonostante tutto e tutti lei nasce. Attraverso i suoi occhi prendono forma, quasi fantastica e favolistica, i personaggi che la circondano e l'evoluzione cui il suo piccolo paese va incontro dopo la sua nascita. Sono gli anni delle prime televisioni, delle riunioni familiari nei circoli Arci per i varietà del sabato sera; sono gli anni dei primi elettrodomestici, dei bagni finalmente dentro le case; gli anni delle prime automobili. La bambina vive questo mondo filtrandolo attraverso la sua ipersensibilità, avvolta in un silenzio quasi irreale, sviluppando con la natura e le cose che la circondano un rapporto quasi mistico-religioso. Sono sempre i suoi occhi a restituirci le immagini di familiari e parenti, gli occhi di chi sente troppo su di sé il dolore altrui e per questo è incline a ritirarsi in se stessa. La sorella, alla quale è morbosamente legata; la madre, della quale subisce il penoso alternarsi della ciclotimia, che renderà Nada una bambina sensibile e con un estremo bisogno d'amore; la zia, rifiutata in gioventù dal grande amore della sua vita, che vive ora a servizio di un prete; la nonna Mora, dai modi burberi con gli altri, ma sempre protettiva verso la nipote: l'unica capace di far apparire il suo soffio al cuore come il funzionamento di un normale cuore umano; sullo sfondo familiare un padre taciturno e apparentemente assente.

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Laura Brunello
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Non amo le autobiografie e neppure i racconti nostalgici in cui si narra dell'Italia che fu, quella contadina e pure un po' retrograda, ma spinta da ragioni personali (da bimba ero ammaliata dalla cantante Nada) ho deciso di prenotare questo libro in biblioteca. Alla fine l'ho letto, anzi divorato, in poche ore e non per soddisfare la mia vena malinconica, ma perché è bellissimo. Si tratta della storia un po' romanzata dell'infanzia di Nada, vissuta in un paesino toscano a cavallo degli anni '50 e '60, ma contemporaneamente è anche storia culturale e popolare dei piccoli centri italiani nel secondo dopoguerra. Lo sguardo su quegli anni è sì un pochino melanconico ma molto più spesso tagliente, sincero, talvolta crudo. E però, anche quando dietro la narrazione si nasconde una critica, essa è sempre fatta con indulgenza, con delicatezza, direi con amore. Non è un libro che pretende di dare lezioni, di fare filosofia, di insegnare qualcosa ma allo stesso tempo si leggono passaggi in cui ognuno di noi può cogliere un modo diverso di guardare alla realtà, di assaporare la vita. Nada pur essendo intimamente coinvolta nella narrazione, appare distaccata quel tanto che basta a trasfigurare i ricordi, si può dire che abilmente "inventi" il vero e renda in questo modo le sue vicende personali delle esperienze collettive.
Insomma un gran bel libro, con una scrittura sorprendente: poetica ed evocativa, ma mai stucchevole.

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