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Due vite
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Trevi, Emanuele

Due vite

Vicenza : Neri Pozza, 2020

Abstract: Rocco Carbone nasce a Reggio Calabria nel febbraio del 1962, ma una buona parte della sua infanzia la trascorre in un piccolo paese dell'Aspromonte, Cosoleto: un posto di gente dura, taciturna, incline a una rigorosa amarezza di vedute sulla vita e sulla morte. Emanuele Trevi lo conosce nell'inverno del 1983, quando è arrivato a Roma da poco tempo e si è iscritto a Lettere. Parlare della vita di Rocco, per Trevi, significa necessariamente parlare della sua infelicità, ammettere che faceva parte di quella schiera predestinata dei nati sotto Saturno, tratteggiarne la personalità bipolare e a tratti sadica, il carattere spigoloso, la natura lucida e sintetica dell'opera. Pia Pera cresce a Lucca in una famiglia colta, originale ed eccentrica. Poco più che adolescente lascia la città toscana e studia Filosofia all'università di Torino. Dopo un dottorato in storia russa alla University of London inizia a insegnare letteratura russa all'Università di Trento, ma poi, delusa dall'ambiente, lascia perdere ogni ambizione accademica e decide di occuparsi di un fondo abbandonato a San Lorenzo, dedicandosi alla cura del giardino. Quando Trevi la incontra, Pia è una trentenne spavalda e maldestra, brillante, anticonformista e generosa. Ma già possiede quella leggerezza e quella grazia di chi, mentre la malattia costringe alla resistenza continua, sa correre sempre in avanti, verso l'altrove. Tratteggiando, con affetto, le vite dei due amici, Emanuele Trevi persegue una ricerca narrativa fondata sulla memoria e, al contempo, rende un sentito omaggio a due talentuosi scrittori italiani.

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Laura Brunello
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Come definire questo breve ma intenso libro di Emanuele Trevi? Memoir, biografia, saggio letterario, diario intimistico...
In realtà esso sfugge ad ognuna di queste definizioni pur comprendendole tutte.
Trevi scrive di suoi due amici, Rocco Carbone e Pia Pera (entrambi scrittori) che non ci sono più: sono mancati l'uno a 46 anni per un incidente in motorino, l'altra a 60 anni dopo una malattia. Trevi dunque parla di queste "due vite": descrive i caratteri dei due amici e la relazione a tre che lo coinvolge direttamente, ma va anche oltre, offrendoci riflessioni sulla morte prematura, sul rapporto tra la produzione artistica e la personalità di un autore, sulla necessità di guardare oltre agli inevitabili intralci disseminati lungo il nostro cammino.
Trevi scrive onestamente dei suoi amici, sottolineandone anche i difetti - soprattutto di Rocco, che era un tipo un po' cupo e spinoso - ma il suo cuore trabocca di dolcezza nei loro confronti e ciò lascia nel lettore la sensazione che questo racconto premesse da tempo nella sua mente e che finalmente fosse giunto il momento di farci tutti partecipi di queste esistenze.
Chiudo con le struggenti parole dello stesso Trevi che tra l'altro danno al titolo un'ulteriore chiave di lettura: "Viviamo due vite, entrambe destinate a finire. La prima è la vita fisica, fatta di sangue e respiro, la seconda è quella che si svolge nella mente di chi ci ha voluto bene”.

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