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Il nostro meglio
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Forgione, Alessio

Il nostro meglio

Milano : La nave di Teseo, 2021

Abstract: Amoresano è cresciuto a Bagnoli con i nonni, una famiglia semplice con una vita fatta di piccoli gesti, bestemmie senza cattiveria e una saggezza popolare che tocca il cuore delle cose. Ora Amoresano vive con i genitori a Soccavo, va all'università. Osserva tutti e parla poco, la storia con la fidanzata non va, il suo rifugio è la lettura, le frasi che annota sono la sua ribellione silenziosa. Suona la chitarra e, a volte, sogna quasi di fare un disco con l'amico Angelo, che freme per fuggire a Londra. Nel mondo di Amoresano, sui treni che prende girando attorno a Napoli e ai suoi desideri, il pensiero torna sempre a quella nonna che l'ha cresciuto e che gli pare più avanti di tutti, che preferisce i murales ai muri abbandonati, che sa scegliere il momento migliore per arrabbiarsi, che insegna a voler bene alle persone giuste. Come cambia la nostra vita quando dobbiamo fare a meno di ciò a cui teniamo di più? Amoresano rincorre la sua risposta nei passi fino alla tabaccheria di Maria Rosaria, nella traiettoria di quello sguardo diverso eppure uguale, dentro le notti di un'estate calda e possibile, a scambiarsi libri e film come domande, millimetri di pelle come tentativi. Una ricerca confusa e inquieta che rimbalza sul terrazzo di Anna, in un'isola fuori stagione, a bordo di motorini lanciati nei viali della città a improvvisare fughe, a scrivere ritirate. Nuotando nella memoria, il suo bene più urgente, osando e rifiutando bellezza, che pure non basta quando pensiamo di non meritarla, inseguendo un dolore inevitabile per vedere fin dove ne arrivano le diramazioni, Amoresano scopre il prezzo rovente dell'amore che abbiamo ricevuto e di quello che non sappiamo dare. Alessio Forgione, dopo Napoli mon amour e Giovanissimi (candidato al premio Strega 2020), torna con un romanzo di fallimenti e conquiste, un nuovo, impetuoso lessico familiare del nostro tempo.

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Laura Brunello
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Le chiavi interpretative di un libro sono molteplici e dipendono molto anche dalle esperienze di chi lo ha letto; "Il nostro meglio" può essere considerato quindi un romanzo di formazione, un attestato d'amore verso Napoli e la napoletanità, un libro sulla difficoltà di esternare i propri sentimenti. Ma per me oltre a tutto ciò rappresenta un manifesto sulla perdita di chi amiamo e sulla difficoltà - o addirittura impossibilità - per chi resta ad accettare la morte come momento del tutto definitivo nella vita di una persona.
Amoresano, ventenne matricola di Scienze Politiche di Bagnoli, deve far fronte alla malattia della nonna con la quale ha convissuto da bambino e al progredire dello sfascio del suo corpo; durante la lettura io ho rivissuto l'esperienza personale di accudimento di mia madre morente e tutto di quegli ultimi giorni è riaffiorato dolorosamente. Perché Forgione non ci risparmia nulla, ci fa soffrire fornendo numerosi dettagli medico/sanitari e poi sbattere davanti alla verità, cioè al fatto che a chi resta per molto tempo rimangono dentro solo rabbia, disperazione e frustrazione: "cosa aspettiamo quando non sappiamo più cosa desiderare? Cosa speriamo se niente più ci separa dalla fine? Cosa altro rimane quando non si sa più parlare, quando le parole, da sole, non possono coprire le dimensioni di quel che proviamo, se non piangere?" A queste domande laconicamente e tristemente Amoresano risponde: "Niente. Non ci resta niente, questa è la verità”. Ma poi alla fine del libro Forgione riaccende una luce di speranza: dopo aver numerato i capitoli del romanzo come se fossero un conto alla rovescia, dal n.10 al n. 0 (ed aver lasciato anche una serie di pagine bianche come a significare il vuoto), l'autore rinomina l'ultimissimo breve capitolo "Uno" quasi a voler sottolineare che la vita anche dopo un enorme sofferenza pian piano poi riprende...
LB

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